I quasi duecento morti accertati che abbiamo visto in questi giorni sulle strade del Kenya sono il risultato di una politica malata, fondata sull’ idolatria del potere e dei soldi, una religione che e’ stata alimentata dagli uomini politici keniani fin dall’ indipendenza.
Mentre scrivo, il mattino del 2 gennaio, la tensione per le strade di Nairobi, in particolare di Kibera, e’ diminuita. Evidentemente la gente ha bisogno di tornare alla vita normale, di guadagnare qualche soldo. Ma le notizie che giungono dal Western Kenya continuano ad essere allarmanti. D’ altro lato i problemi che hanno dato origine alle violenze rimangono, e nelle prossime settimane, quando il parlamento dovra’ essere convocato, molti nodi politici verranno al pettine, ed e’ probabile che la tensione torni a salire.
A questo punto la possibilita’ che ci siano stati dei brogli elettorali appare probabile. Ora emerge chiaramente che durante il giorno dell’ elezione ci sono state intimidazioni, non necessariamente violente, e che in parecchi seggi sono stati comperati dei voti. Questo riguarda entrambi i partiti che erano in corsa per le presidenza, PNU e ODM, ma non dovrebbe aver influenzato i risultati in modo determinante, anche se e’ un’ ovvia indicazione di un atteggiamento non democratico. Cio’ che potrebbe essere stato determinante invece potrebbero essere stati dei brogli al momento della conta generale dei voti. Ma finora nessuno e’ stato capace di dare prove chiare e sttribuire responsabilita’ precise. Personalmente ho sentito persone che raccontano di voti comperati dall’ ODM sula costa, ma che non sono disposti a esporsi. I documenti che l’ ODM ha assicurato di possedere e che proverebbero brogli su larga scala al momento della conta non sono finora stati esisbiti. continua...
Segnalato da Michelino
Fonte: Una vita per l'Africa - padre Renato Sesana
lunedì, gennaio 07, 2008
giovedì, dicembre 20, 2007
Ridateci il futuro - la marcia delle scuole
Ma è proprio necessario che certe cose venga a dircele Padre Alex? Un missionario che ha "combattuto" nella sua vita tante battaglie, uno di quelli che le ferite cerca di sanarle, non accrescerle. Da alcuni anni vive a Napoli e si sta dando da fare, con la sua esperienza e la sua tenacia, per insegnarci a fare altrettanto. Forse è proprio necessario che qualcuno, da fuori, ci dia lo stimolo e ci faccia vedere che è possibile credere in qualcosa di diverso, che la follia e la noncuranza che hanno portato questi luoghi sull'orlo del collasso ambientale (anzi, ben oltre il limite del tollerabile) può essere affrontata, ripensata e capovolta. Ma senza facili accuse, critiche o lamentele; a cominciare da ciascuno, con scelte ragionate, adottando uno stile di vita più sobrio, maturando un'attenzione sincera per la natura, l'ambiente e le esigenze di tutti.
Questa mattina si è svolta la marcia per le strade di Giugliano: diverse centinaia di persone; per la nostra scuola ha partecipato, in rappresentanza di tutti, la terza media B, che ha ricevuto l'incarico di preparare del materiale su questo evento. C'erano tanti ragazzi in corteo, di tante scuole, una manifestazione civile e festosa. Il prossimo appuntamento è per il 21, giorno in cui la discarica di Taverna del Re DEVE essere finalmente chiusa. Serviranno sicuramente delle persone a presidiare il sito, e non basterà questo, il cammino è solo all'inizio, però di gente che ci crede ce n'è tanta; anche tra i ragazzi che abbiamo visto oggi.
E tu? continua...
Segnalato da Stefano
Fonte: S.O.S. Giuliano
martedì, novembre 27, 2007
LA TORBIDA XENOFOBIA DEI MEDIA ITALIANI
Cosa succederebbe in Italia se un pregiudicato romeno ubriaco investisse sulle strisce una signora italiana con due bambini e la riducesse in fin di vita? La risposta è facile, diverrebbe in un lampo prima notizia su tutti i media e molti sciacalli sarebbero pronti a organizzare fiaccolate, a chiedere mano dura, espulsioni e a fare passeggiate vestiti come Humphrey Bogart. Cosa succede se avviene il contrario? Questa settimana ne abbiamo avuto una ATROCE dimostrazione pratica. E i media italiani ne escono in maniera vergognosa.
La storia, nella sua crudezza, è semplice. Il giorno 20 novembre in pieno giorno, nella città di Roma, la cittadina rumena Marinela Martiniuc, 28 anni, attraversava sulle strisce nei pressi di una scuola. Spingeva una carrozzina con suo figlio Elias di appena quattro mesi e teneva per mano sua nipote Adina di 12 anni.
Sono stati spazzati via da un'auto guidata da un cittadino italiano, in evidente stato di ebbrezza, e appena uscito di galera. Il neonato è stato sbalzato a 20 metri di distanza, la piccola Adina ha avuto multiple lesioni alle gambe. La signora Martiniuc è stata per 24 ore incosciente ed in pericolo di vita. Tutt'ora è ricoverata in condizioni critiche.
Nessun giornale o gr o tg ha ritenuto opportuno diffondere la notizia. Questa è stata diffusa oggi, cinque giorni dopo, solo in una lettera inviata da Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista italiana, pubblicata dal quotidiano Il Manifesto.
Maffei invita a una riflessione sul ruolo dei media nella costruzione del clima di insicurezza e di crescente intolleranza e xenofobia fra la gente comune. Ha ragione: i media mainstream oramai formano un compatto partito del pregiudizio e utilizzano il loro sterminato potere per diffonderlo ad arte. Per un'elementare regola giornalistica infatti, se i romeni e solo i rumeni (o i rom che per il giornalista medio è lo stesso) sono tutti stupratori, assassini, ladri, autisti ubriachi, l'ennesimo cane che morde l'uomo non deve far notizia. Ma se è l'uomo italiano (pregiudicato e ubriaco) a mordere la cagna rumena, questa non dovrebbe essere una notizia più del suo stereotipato opposto? Non dovrebbe causare scandalo e vergogna che un nostro connazionale abbia ridotto in fin di vita una donna straniera e due bambini?
Sarebbe un triste paradosso, ovviamente, se solo per questo i media facessero un buon servizio all'informazione. La Maffei centra perfettamente il punto. Oggi i media mainstream, manipolando e scegliendo le notizie in maniera intenzionale, rappresentano un generatore di insicurezza sociale, intolleranza e xenofobia. E i giornali italiani che strillano l'investimento (o lo stupro, o l'omicidio) di una cittadina italiana da parte di un cittadino straniero, ma nascondono il caso opposto e sminuiscono sistematicamente i crimini dei quali gli stranieri sono vittime, vanno definiti per quel che sono: razzisti.
Per turpi fini (politici o commerciali che siano) si stanno prestando a mettere in pericolo la convivenza civile in questo paese e stanno giocando con la nostra democrazia. E' tempo che chi ha a cuore la convivenza civile in questo paese chieda sistematicamente loro conto delle loro intenzioni e malintenzioni. Un altro giornalismo è possibile.
di Gennaro Carotenuto
La storia, nella sua crudezza, è semplice. Il giorno 20 novembre in pieno giorno, nella città di Roma, la cittadina rumena Marinela Martiniuc, 28 anni, attraversava sulle strisce nei pressi di una scuola. Spingeva una carrozzina con suo figlio Elias di appena quattro mesi e teneva per mano sua nipote Adina di 12 anni.
Sono stati spazzati via da un'auto guidata da un cittadino italiano, in evidente stato di ebbrezza, e appena uscito di galera. Il neonato è stato sbalzato a 20 metri di distanza, la piccola Adina ha avuto multiple lesioni alle gambe. La signora Martiniuc è stata per 24 ore incosciente ed in pericolo di vita. Tutt'ora è ricoverata in condizioni critiche.
Nessun giornale o gr o tg ha ritenuto opportuno diffondere la notizia. Questa è stata diffusa oggi, cinque giorni dopo, solo in una lettera inviata da Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista italiana, pubblicata dal quotidiano Il Manifesto.
Maffei invita a una riflessione sul ruolo dei media nella costruzione del clima di insicurezza e di crescente intolleranza e xenofobia fra la gente comune. Ha ragione: i media mainstream oramai formano un compatto partito del pregiudizio e utilizzano il loro sterminato potere per diffonderlo ad arte. Per un'elementare regola giornalistica infatti, se i romeni e solo i rumeni (o i rom che per il giornalista medio è lo stesso) sono tutti stupratori, assassini, ladri, autisti ubriachi, l'ennesimo cane che morde l'uomo non deve far notizia. Ma se è l'uomo italiano (pregiudicato e ubriaco) a mordere la cagna rumena, questa non dovrebbe essere una notizia più del suo stereotipato opposto? Non dovrebbe causare scandalo e vergogna che un nostro connazionale abbia ridotto in fin di vita una donna straniera e due bambini?
Sarebbe un triste paradosso, ovviamente, se solo per questo i media facessero un buon servizio all'informazione. La Maffei centra perfettamente il punto. Oggi i media mainstream, manipolando e scegliendo le notizie in maniera intenzionale, rappresentano un generatore di insicurezza sociale, intolleranza e xenofobia. E i giornali italiani che strillano l'investimento (o lo stupro, o l'omicidio) di una cittadina italiana da parte di un cittadino straniero, ma nascondono il caso opposto e sminuiscono sistematicamente i crimini dei quali gli stranieri sono vittime, vanno definiti per quel che sono: razzisti.
Per turpi fini (politici o commerciali che siano) si stanno prestando a mettere in pericolo la convivenza civile in questo paese e stanno giocando con la nostra democrazia. E' tempo che chi ha a cuore la convivenza civile in questo paese chieda sistematicamente loro conto delle loro intenzioni e malintenzioni. Un altro giornalismo è possibile.
di Gennaro Carotenuto
lunedì, novembre 26, 2007
Menapace: caro Alex, ci chiedi di far cadere il governo?

La senatrice Lidia Menapace (Prc) ha risposto ieri dalle pagine de 'il manifesto' alla nota pubblicata sul sito di Nigrizia di p. Alex Zanotelli sulla 'Finanziaria armata' approvata al Senato anche dalla cosiddetta Sinistra radicale. "Delusione profonda verso la Sinistra Critica che in piazza chiede la chiusura dei ‘lager per gli immigrati’, parla contro le guerre e l’imperialismo e poi vota con la Destra per rifinanziarli" – scriveva Zanotelli ricordando che il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 23%. continua...
Fonte: Unimondo.org
venerdì, novembre 09, 2007
Gli confidai: sceglierei lei come padre spirituale laico
Conservo un ricordo molto bello dei miei incontri con Enzo Biagi. Fui intervistato da lui in tante occasioni, sia mediante dialoghi quieti a tu per tu, preparati con calma, sia con richieste di interventi televisivi giunte all’ultimo momento per qualche evento urgente. Fin dal primo incontro mi trovai con lui a pieno mio agio e glielo espressi anche in una forma che gli piacque molto. Gli dissi, cioè, che se avessi dovuto scegliermi un padre spirituale laico avrei senz’altro scelto lui, che mi dava tanta fiducia e libertà di esprimermi. La formula lo colpì e me la ricordò anche in seguito.
Il suo dono era quello di una grande semplicità e insieme di un approccio da gran signore, che sapeva fare le domande giuste senza mettere mai in imbarazzo la persona interrogata. Quanto ascoltava lo scriveva con estrema sobrietà di linguaggio e senza forzare sui sentimenti. In realtà, benché non lo lasciasse intendere molto, guardava nel profondo e aveva sete di quelle certezze che ammirava in alcuni suoi interlocutori: certezze non derivate da ideologie o forzature del pensiero, ma dal semplice ascolto delle cose e di Dio.
Talora evocava qualcuna di queste certezze nella loro forma più semplice, come la fedeltà sponsale o i valori di una volta. In fondo era uno spirito inquieto, teso in una ricerca non conclusa di ciò che potesse dargli pace profonda. Aveva una sua forte coerenza interiore ed era pronto a pagare per essa. Ma questo non mi colpiva tanto in lui come la nostalgia di cose più alte e più vere, quelle che ora appagano il suo spirito.
Carlo Maria Martini
continua...
Fonte: Corriere della Sera
Il suo dono era quello di una grande semplicità e insieme di un approccio da gran signore, che sapeva fare le domande giuste senza mettere mai in imbarazzo la persona interrogata. Quanto ascoltava lo scriveva con estrema sobrietà di linguaggio e senza forzare sui sentimenti. In realtà, benché non lo lasciasse intendere molto, guardava nel profondo e aveva sete di quelle certezze che ammirava in alcuni suoi interlocutori: certezze non derivate da ideologie o forzature del pensiero, ma dal semplice ascolto delle cose e di Dio.
Talora evocava qualcuna di queste certezze nella loro forma più semplice, come la fedeltà sponsale o i valori di una volta. In fondo era uno spirito inquieto, teso in una ricerca non conclusa di ciò che potesse dargli pace profonda. Aveva una sua forte coerenza interiore ed era pronto a pagare per essa. Ma questo non mi colpiva tanto in lui come la nostalgia di cose più alte e più vere, quelle che ora appagano il suo spirito.
Carlo Maria Martini
continua...
Fonte: Corriere della Sera
lunedì, novembre 05, 2007
Anti Gentiloni Divide

Paolo Gentiloni ha fatto il bando sul WiMax. Paolo è uno che non ha tempo da perdere. E’ sempre al tennis con il suo amico Ermete e nei momenti di relax è immerso nella lettura di Liala. Ha fatto carriera, da portavoce di Rutelli al Comune di Roma è diventato ministro delle Comunicazioni. Un ministero che richiede grande impegno e competenza. Paolo conosce i suoi limiti. Le leggi e i bandi li fa scrivere agli addetti del settore:
- per la deroga dei termini del digitale terrestre ha telefonato a Confalonieri che gli ha dato un paio di dritte. Ora Fede non ha nulla da temere: non diventerà digitale fino al 2012. Rete4 è salva
- per dare nuovi contributi alla stampa e tappare la bocca ai blog ha usato un prestanome. Dato che Paolo è il prestanome di Rutelli, si tratta quindi di un presta-prestanome, il mitico Ricardo (con una c sola) Levi. La Levi-Prodi, scritta sotto dettatura di Berlusconi e De Benedetti, lui non l’ha letta. L’ha anche confessato ai 700.000 blogger italiani e ha detto che in futuro sarà più attento
- per il WiMax, la tecnologia che trasmette a 50 chilometri con costi di impianto molto bassi che dovrebbe risolvere il problema dell’ultimo miglio, Paolo ha avuto un’intuizione straordinaria: chi meglio dei responsabili del nostro digital divide può risolvere il problema del digital divide? Dopo un rapido consulto con Telecom, Vodafone, H3G e Wind ha deciso di farli partecipare al bando. “Per incrementare la competizione nelle telecomunicazioni” ha spiegato. Le frequenze per il WiMax di proprietà dello Stato saranno consegnate ai responsabili del ritardo dell’Italia che, secondo i dati dell’Unione Europea, è sotto la media dell’Europa allargata dei 27. Per facilitare l’ingresso dei grandi operatori Paolo ha fissato il prezzo d'asta complessivo di tutte le licenze WiMax in 45 milioni di euro. Un’elemosina per lo Stato. Un prezzo così basso era giustificabile per fare entrare nuovi operatori, come è successo in Francia, non per i soliti noti che guadagnano miliardi di euro. Dopo la pubblicazione del bando, preso dall’entusiasmo per aver superato Gasparri, Paolo ha dichiarato: “Il Governo conferma così gli impegni a ridurre il divario digitale ancora presente in molte Regioni italiane". continua...
Fonte: Il Blog di Beppe Grillo
martedì, ottobre 23, 2007
Nigeria, in volo con l'elicottero fai-da-te

Il 24enne nigeriano Mubarak Abdullahi ha avuto un'idea originale: costruirsi un elicottero. Laureato in fisica, il giovane ha utilizzato pezzi di vecchie macchine e motociclette, assemblando il tutto nella cantina di casa sua. Il risultato è un funzionale elicottero a 4 posti. continua...
Fonte: La Repubblica
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